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Game Pass, PlayStation Plus e cloud gaming
Editoriali

Game Pass, PlayStation Plus e cloud gaming

stiamo smettendo di possedere i nostri videogiochi?

Lo ammetto: gli abbonamenti sono comodi. Accendi la console, apri Game Pass o PlayStation Plus e hai immediatamente un catalogo enorme di giochi tra cui scegliere. Con il cloud gaming possiamo addirittura iniziare a giocare senza aspettare un download.

Fantastico. Ma c’è una cosa alla quale penso sempre più spesso: quei videogiochi sono davvero nostri?

Per anni abbiamo comprato una scatola, inserito il disco e il gioco rimaneva lì, sulla nostra mensola. Oggi paghiamo un abbonamento e accediamo a centinaia di titoli, almeno finché rimangono nel catalogo e continuiamo a pagare.

Ed è qui che nasce il paradosso.

Abbiamo più videogiochi che mai, ma ne possediamo sempre meno

Probabilmente non abbiamo mai avuto accesso a così tanti videogiochi spendendo così poco. Da questo punto di vista servizi come Xbox Game Pass e PlayStation Plus sono difficili da criticare.

Il problema è che stiamo lentamente passando dal concetto di possesso a quello di accesso.

Un gioco entra nel catalogo, lo iniziamo, magari ce ne innamoriamo e qualche mese dopo può semplicemente uscirne. A quel punto dobbiamo comprarlo oppure salutarlo.

Con il cloud il concetto viene portato ancora più avanti, non abbiamo necessariamente un disco, un’installazione e, in alcuni casi, nemmeno i file del gioco sulla nostra macchina. Abbiamo semplicemente il diritto di utilizzarlo.

Il digitale ha cambiato il nostro modo di comprare

Non è necessariamente qualcosa di negativo.

Io stesso trovo comodissimo poter acquistare un gioco e iniziare a scaricarlo senza alzarmi dal divano. E gli abbonamenti permettono di provare titoli ai quali probabilmente non avremmo mai dato una possibilità pagando 60 o 70 euro.

Ma credo sia giusto iniziare a chiederci cosa vogliamo dal futuro del gaming.

Perché se tutto diventasse un servizio in abbonamento, il rischio sarebbe quello di trasformare la nostra collezione in qualcosa che esiste solamente finché qualcuno decide di mantenerla disponibile.

E il videogioco fisico?

Forse è proprio per questo che continuo a vedere un valore nel disco, nella cartuccia e nella confezione sulla mensola.

Non è soltanto nostalgia.

È quella sensazione molto semplice di poter indicare un gioco e dire: questo è mio.

Gli abbonamenti possono tranquillamente convivere con tutto questo. Anzi, probabilmente rappresentano uno dei modi migliori per scoprire nuovi giochi.

Quello che non vorrei è che diventassero l’unico modo per farlo.

Perché avere centinaia di videogiochi a disposizione è bellissimo.

Ma poter scegliere di possederne davvero qualcuno, secondo me, lo è ancora di più.


 

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