Ken Kutaragi, considerato il padre di PlayStation, è intervenuto sulla decisione di Sony di abbandonare progressivamente i giochi fisici.
Dal gennaio 2028 non verranno più prodotti dischi per i nuovi giochi destinati alle console PlayStation. Le uscite precedenti continueranno a funzionare e i titoli già programmati su disco non subiranno conseguenze, ma per le nuove pubblicazioni il futuro sarà esclusivamente digitale.
Una decisione destinata inevitabilmente a dividere i giocatori. Kutaragi, però, ritiene che continuare a investire nella produzione dei dischi non sia più economicamente ragionevole.
La sua posizione è più complessa di quanto suggeriscano alcuni titoli apparsi in rete.
Cosa ha detto Ken Kutaragi
Durante un’intervista concessa in occasione dell’evento Game Republic New Horizons, Kutaragi ha spiegato di comprendere le preoccupazioni degli appassionati.
Il disco, nel corso degli anni, è diventato una vera e propria “metafora del possesso”. Avere il gioco tra le mani trasmette la sensazione di aver acquistato qualcosa che ci appartiene e che nessuna azienda può rimuovere premendo un pulsante.
Secondo Kutaragi, però, il passaggio al digitale è ormai inevitabile. Produrre, trasportare e distribuire milioni di copie fisiche comporta costi che diventano sempre più difficili da giustificare mentre la maggior parte degli acquisti avviene attraverso internet.
L’ex dirigente ritiene quindi che le aziende debbano cambiare il modo in cui i giocatori percepiscono la proprietà digitale, offrendo loro la stessa sicurezza associata tradizionalmente al disco. Ha anche riconosciuto che il modo in cui Sony ha comunicato questa trasformazione ha creato attriti con gli appassionati.
Ridurre tutto alla frase “i giocatori devono cambiare mentalità” sarebbe quindi ingiusto. Kutaragi non sta semplicemente accusando il pubblico di essere troppo legato al passato: sta dicendo che il digitale deve riuscire a conquistare la sua fiducia.
Per Sony abbandonare i dischi ha senso
Dal punto di vista economico, la posizione di Sony è abbastanza facile da comprendere.
Nell’anno fiscale 2025, circa l’80% delle vendite complete di giochi PlayStation è avvenuto in formato digitale. La produzione fisica rappresenta ormai una parte minoritaria del mercato, mentre richiede fabbriche, materiali, trasporti e una rete di distribuzione mondiale.
Con il digitale, invece, Sony controlla direttamente il negozio, riduce diversi costi e trattiene una quota maggiore di ogni acquisto.
Da questo punto di vista, continuare a produrre dischi potrebbe davvero sembrare poco conveniente. Il problema è che una scelta economicamente vantaggiosa per un’azienda non è necessariamente positiva per il consumatore.
Digitale e fisico non offrono gli stessi diritti
Acquistare un gioco digitale è sicuramente comodo. Possiamo scaricarlo in qualsiasi momento, non dobbiamo cambiare disco e non occupa spazio sugli scaffali.
Ma comodità e proprietà non sono la stessa cosa.
Un gioco fisico può essere prestato, regalato o rivenduto. Permette inoltre di scegliere tra più negozi e di approfittare del mercato dell’usato. Quando ogni acquisto passa attraverso un unico negozio digitale, invece, è il proprietario della piattaforma a controllare prezzi, disponibilità e condizioni di utilizzo.
Naturalmente nemmeno il disco rappresenta più una garanzia assoluta. Molti giochi richiedono aggiornamenti, contenuti scaricabili o persino una connessione ai server per poter funzionare correttamente. In alcuni casi, ciò che troviamo sulla confezione è soltanto una parte del prodotto completo.
Questo, però, non rende inutile il supporto fisico. Dimostra piuttosto quanto sia urgente stabilire diritti più chiari per chi compra un videogioco.
Negli Stati Uniti è stata persino presentata una proposta di legge, chiamata Power to the Players Act, che vorrebbe rafforzare il diritto degli utenti a conservare, trasferire e utilizzare i giochi acquistati digitalmente. È soltanto una proposta e non sappiamo se diventerà legge, ma dimostra che il problema non riguarda più soltanto i collezionisti.
Non è soltanto una questione di mentalità
Personalmente, non credo che la resistenza al digitale possa essere liquidata come semplice nostalgia.
La maggior parte di noi utilizza già quotidianamente giochi digitali. Le vendite lo dimostrano chiaramente. Ma scegliere spesso il digitale non significa automaticamente voler perdere ogni alternativa.
Posso trovare più comodo scaricare un gioco e, nello stesso tempo, desiderare una copia fisica per un titolo particolarmente importante. Posso apprezzare il catalogo digitale senza voler dipendere per sempre da un account, da un server e dalle decisioni commerciali di una singola azienda.
Il problema non è convincere i giocatori che il digitale sia comodo. Lo sanno già.
Il vero problema è convincerli che un acquisto digitale resterà davvero disponibile anche tra dieci o vent’anni. Servono condizioni trasparenti, possibilità di utilizzo offline, sistemi affidabili per il recupero degli acquisti e garanzie concrete nel caso in cui un servizio venga chiuso.
Senza queste tutele, il disco continuerà a rappresentare qualcosa che il digitale non è ancora riuscito a sostituire completamente.
Per Kutaragi anche le console potrebbero scomparire
La riflessione di Kutaragi non si ferma ai giochi fisici.
Secondo l’architetto delle prime tre PlayStation, le console stanno diventando terminali collegati alla rete attraverso i quali accedere ai contenuti. Se cloud computing e intelligenza artificiale venissero sfruttati completamente, in futuro potremmo persino non avere più bisogno di una console tradizionale.
Kutaragi ha comunque precisato che si tratta di una sua opinione personale e non di una dichiarazione ufficiale di Sony.
È una visione coerente con il percorso iniziato ormai molti anni fa: prima il passaggio dal disco al download, poi quello dall’hardware locale ai servizi distribuiti attraverso la rete.
Il digitale è inevitabile, ma la fiducia non può essere imposta
Kutaragi probabilmente ha ragione quando sostiene che il futuro sarà sempre più digitale. I numeri indicano chiaramente quella direzione e nessuna grande azienda ignorerà i vantaggi economici di un mercato senza supporti fisici.
La fiducia dei giocatori, però, non si ottiene eliminando le alternative.
Se Sony vuole convincere il pubblico che acquistare un gioco digitale equivale davvero a possederlo, dovrà offrire garanzie molto più solide di quelle esistenti oggi. Fino ad allora, il disco non sarà soltanto un pezzo di plastica destinato a diventare obsoleto.
Resterà il promemoria più visibile del fatto che, quando acquistiamo qualcosa, dovremmo continuare ad averne il controllo.




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